La storia - Parco Nazionale del Gargano

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LA STORIA 

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  Abbazia di Santa Maria a Mare - Facciata 

 

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Mosaico Abbazia di Santa Maria a Mare - Dettaglio

 

 

Tra mito e realtà

Le Tremiti sono cinque perle gettate nell’Adriatico, un forziere di biodiversità e di bellezza naturalistica che le rendono un paradiso incantato tra i più suggestivi del Mare Nostrum.
Intorno all’arcipelago sono fiorite, nel corso dei tempi, leggende di ogni genere: la più antica, trasmessa da Sant’Agostino nel De Civitate Dei e da Flavio Biondo nell’Italia Illustrata, ne fa risalire l’origine all’acheo Diomede, eroe omerico di straordinaria forza e coraggio fuggito dalla Tracia, sua terra natale, e sbarcato sulla costa garganica per fondare il suo nuovo regno: la Daunia. La leggenda racconta, anche, che alla morte di Diomede, seppellito, sull’isola di S. Nicola, i suoi uomini, disperati, furono trasformati in uccelli marini, detti appunto diomedee, che continuano ancor oggi a piangere il loro capo. Nella realtà, tali uccelli marini sono rappresentati da una nutrita colonia di Calonectris diomedea (Berta maggiore) ormai da tempo stabilmente presente a Tremiti ed il cui verso di richiamo, nella stagione riproduttiva, assomiglia, in maniera impressionante, al pianto di un neonato.

 

Le Isole Tremiti sono state abitate sin dall’epoca neolitica come testimoniano numerosi ritrovamenti di villaggi sull’isola di San Domino risalenti al VII – VIII secolo a.C.  Sull’isola di San Nicola, invece, sono stati rinvenuti fori di palificazione di una capanna dell'Età del Ferro nonché fosse sepolcrali attribuibili all'età classica ed ellenistica.

Il nome “Tremitis”, da cui l’odierno Tremiti, compare per la prima volta nei manoscritti di età medioevale e dovrebbe richiamare l'antica attività sismica che avrebbe portato le attuali isole a distaccarsi dal Gargano. È  proprio in età medioevale (IX secolo D.C.) che secondo il Chartularium Tremitense nasce il primo centro religioso delle Isole Tremiti, opera dei monaci Benedettini dipendenti dall'Abbazia di Montecassino.

 

E’ certo che nell’XI secolo d.C. l’Abbazia raggiunse un periodo di estremo splendore, avendo esteso a dismisura i propri possedimenti e le proprie ricchezze: la potenza economico-culturale di questo periodo è testimoniata dal fatto che furono ospiti dell’abbazia Federico di Lorena, futuro Papa con il nome di Stefano X e Desiderio, in seguito Papa con il nome di Vittorio III, nonché da una bolla di Alessandro IV del 22 Aprile 1256 che conferma la consistenza dei beni posseduti dai monaci su tutto l’arcipelago.

Ma proprio l’estremo splendore di questo periodo segna l’inizio della decadenza: da un lato le tensioni con l’Abbazia di Montecassino, da cui si rivendicava l’indipendenza, dall’altro i contatti con i dalmati, invisi alla santa sede, portarono ad un collasso morale, che portò, nel 1237, il Cardinale Raniero da Viterbo a incaricare il Vescovo di Termoli di sostituire l'ordine dei Benedettini con l'ordine dei Cistercensi di San Bernardo, che ampliarono e fortificarono l’abbazia con l'aiuto del Re Carlo D'Angiò.

Tutto ciò però non fu sufficiente contro le incursioni dei pirati slavi, che portarono nel 1334 alla completa scomparsa dell'ordine ed alla distruzione di gran parte del complesso monastico.

Fonti storiche parlano di un inganno grazie al quale i pirati dalmati riescono ad espugnare la fortezza: i pirati fingono la morte del loro condottiero chiedendo per lui una sepoltura sull'isola. La bara viene condotta fino alla chiesa di S. Nicola dai pirati disarmati ma durante la celebrazione sacra il capo viene fuori dalla bara con le spade per i propri uomini. E’ una strage a cui nessun monaco sfugge.

In seguito a ciò l'isola rimane disabitata per decine di anni e diversi ordini religiosi rifiutarono di trasferirsi sulle isole fin quando nel 1412 Papa Gregorio XII invia una congregazione di canonici Lateranensi, che la restaurarono in ricco stile rinascimentale, trasformando l'esterno in una possente fortezza e riportandola all'antico splendore.

A questo, seguì un lungo periodo di declino dovuto alle frequenti invasioni turche e ad una profonda crisi economica.

La crisi si accentuò fino a quando Ferdinando IV, successo a Carlo III, nel 1782 soppresse l'Abbazia, incamerando i beni nel Regio Demanio. Nel 1792 istituì alle Tremiti una colonia penale che il Regno D’Italia lasciò attiva fino al 1926.

 

Il 29 ottobre 1911 in pieno conflitto coloniale per la conquista della Libia, una nave “La Serbia”, sbarcò, in mezzo ad una popolazione spaventata ed ostile, nuovi deportati. Si trattava dei primi seicento prigionieri e dissidenti arabi, a cui se ne sarebbero aggiunti degli altri, sino a complessive 1391 unità. Tra loro, molti erano i vecchi, i ragazzi le donne ed i bambini del tutto estranei alle vicende della guerra. Vennero stipati in maniera promiscua, nei 7 cameroni di San Nicola capaci di contenere al massimo 360 unità e nelle circostanti grotte, prive di porte, buie ed umide, antigieniche ed inospitali, dove circa un terzo trovò la morte, aggravati dalla diffusione di una epidemia di tifo esantematico, e fu seppellito del cimitero circostante ancora esistente.

Dal 1927 al 1943, arrivarono sulle isole ancora esiliati, questa volta provenienti da diverse parti di Italia. Erano oppositori del Regime, tra cui è bene citare il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini, condannati al confino dai tribunali speciali e perciò allontanati dalla società e relegati in mezzo al mare. Per ricordarli, l’Amministrazione ha eretto, nella piazzetta attigua al viale degli alloggiamenti un monumento con l’epigrafe: “A memoria dei coraggiosi italiani che per il loro amore di libertà e giustizia, vennero confinati in queste isole durante gli anni oscuri della tirannia fascista”. Insieme ad ebrei, considerati “Italiani pericolosi” e a slavi sospetti di “attività antinazionali”, fu relegato anche un consistente numero di omosessuali.

 

Le Tremiti hanno raggiunto l’autonomia comunale nel 1932 e, quattordici anni dopo, nel 1946, si sono affrancate, in maniera definitiva, dal penitenziario e dagli inevitabili condizionamenti di ogni genere legati alla sua presenza.

 

Negli ultimi decenni, l'amministrazione delle isole è rivolta alla valorizzazione ed allo sviluppo turistico delle stesse, che rappresentano uno dei luoghi più belli e incontaminati d’Italia.

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