21 marzo Peschici - Intervento del Presidente Pecorella - Parco Nazionale del Gargano

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21 marzo Peschici - Intervento del Presidente Pecorella

 
21 marzo Peschici - Intervento del Presidente Pecorella

XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

 

21 marzo 2017 - Peschici

La legalità è un'esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune. 

La legalità non è infatti un valore in quanto tale: è l'anello che salda la responsabilità individuale alla giustizia sociale, l'”io” e il "noi".

«Non c'è chi non veda - disse Giovanni Paolo II - l'urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì: urge un recupero di legalità». 

Da che cosa nasce tutto questo? Fattori determinanti dell'"eclissi" di legalità sono certo la crescita dell'individualismo, della tendenza a "fare i propri comodi", di una libertà individuale che s'afferma a scapito di quella collettiva. 

La legalità si coltiva costruendo una società viva, accogliente, eterogenea, formata da persone che sappiano vedere negli altri non un potenziale nemico ma un possibile amico. Una società ospitale, aperta alle differenze e cementata da diritti e doveri condivisi. Una società dove l'io e il noi non sono contrapposti e la vita delle persone sia custodita e alimentata, non impiegata come strumento di potere, di sfruttamento, di profitto. 

Una società che cresce con un ritmo accelerato richiede processi di evoluzione culturali adeguati ed un sistema scolastico efficiente ed efficace. Questo luogo straordinario, nel quale si trasmette il sapere, educa una generazione ai valori della giustizia, della legalità. In questa palestra si tempra la capacità dei futuri uomini a conseguire l’obiettivo di affermare principi fondamentali quale quello, ad esempio della solidarietà, del rispetto del prossimo. L’ipotesi diventa tesi. Il ripudio di pratiche incivili ed asociali, come il sopruso del debole, la pratica del bullismo, diventano lezioni di ciò che è riprovevole e l’esempio di un debole ma violento egoismo. Sosteneva Nino Caponnetto: «La mafia teme più la scuola della giustizia. L'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa». È la cultura, ci ha insegnato Caponnetto, che dà la sveglia alle coscienze. Per questo, l’Educazione - che per buona parte si traduce in Formazione - non va mai abbandonata e va intesa, anzi, in senso più ampio che non come semplice preparazione allo svolgimento di alcune mansioni. Va intesa, piuttosto, come accrescimento di civiltà, di modi e costumi, quella che in linea generale era insegnata ai nostri genitori come “buona educazione” e che conduce al saper distinguere ciò che è corretto da ciò che non lo è.

Educare alla legalità significa elaborare e diffondere un'autentica cultura dei valori civili, cultura che intende il diritto come espressione del patto sociale, indispensabile per costruire relazioni consapevoli tra i cittadini e tra questi ultimi e le istituzioni. Così intesa, l’organizzazione della vita personale e sociale si fonda su un sistema di relazioni giuridiche, che sviluppa la consapevolezza che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà, sicurezza, non possano considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, volute e, una volta conquistate, protette.

Solo la scuola non basta, il risveglio delle coscienze è indispensabile: Contro il sonno dell'indifferenza serve un risveglio del "noi" ed i principi e valori affermati da Don Luigi Ciotti devono rappresentare un patrimonio comune, da enunciare senza esitazioni, tentennamenti, vergogna.

Condanniamo, perciò, con forza e risolutezza l’attentato all’integrità di quei valori e di colui che oggi conduce una battaglia che l’impersonifica. Con pacifica resistenza passiva, restituiamo al mittente la minaccia, apparsa sui muri dell'arcivescovado, dove in questi giorni è ospite don Luigi Ciotti, a meno di 24 ore dopo la visita del Presidente Mattarella: "Più lavoro meno sbirri", "don Ciotti sbirro". Oggi è il tempo di denunciare con risolutezza e sdegno quelle scritte infamanti, segno più che dell’arroganza e sfrontatezza di un sistema criminale, della paura che cittadini liberi non si facciano più condizionare e scelgano la via della libertà e della civile coscienza. Oggi, come ieri e domani, siamo tutti con Don Ciotti; siamo tutti contro le mafie.

Siamo tutti con gli uomini e le donne liberi, come quelli che disegnavano Falcone e Borsellino. Eroi quotidiani, servitori dello Stato; tutti coloro che non piegano la testa di fronte all’arroganza della mafia, consapevoli che vivere liberi vuol dire morire una sola volta.

Quegli eroi sono oggi donne e uomini, impegnati non solo ad amministrare giustizia, ma ad amministrare la “res pubblica”. Con onore, trasparenza, responsabilità. Interpreti ogni giorno di interessi diffusi e collettivi, non in contrasto con quelli privati ma complementari ad essi. Legati, tutti, alla sobrietà dei comportamenti, padroni di un linguaggio consono e rassicurante, mai alla ricerca dello scontro quanto, invece, tesi al dialogo ed alla moderazione.

Uomini e donne di frontiera, assediati da una burocrazia opprimente; da una legislazione spesso confusa e che si presta alla facile interpretazione solo in favore di coloro che possono disporre di grandi risorse economiche, a tutto svantaggio del ceto debole, quello verso il quale, invece, dovrebbe rivolgersi maggiore attenzione. C’è necessità, oggi, di prestare ascolto a quel popolo numeroso di concittadini, di rifugiati da paesi lontani in guerra, di immigrati in cerca di un futuro, che rappresentano quella terra di confine nella quale, facili prede della malavita, si vendono valori, principi e diritti per una manciata di danari.

Per tutti loro, oggi, la nostra voce è chiara e ferma nel sostenere che la delinquenza, la mafia, la criminalità, comunque la si voglia chiamare, non hanno cittadinanza in questo territorio, come in nessun’altra parte del nostro splendido Paese.

Oggi attestiamo la nostra solidarietà, memoria e riconoscenza a tutti coloro che sono stati vittime della mafia; a tutti coloro che hanno subito la violenza di un attentato; ai servitori dello Stato impegnati nelle Forze dell’Ordine, ai magistrati ed a tutti gli operatori di giustizia che non hanno abbassato la testa e ci garantiscono la libertà, ogni giorno.

Oggi ricordiamo Angelo Vassallo, il sindaco Pescatore, ucciso da nove colpi di pistola, mentre rientrava a casa. Un sindaco condannato a morte perché reo di aver osato sfidare la criminalità alla quale aveva sottratto al controllo, la propria cittadina. Lo ricordiamo con queste parole: “Lo Stato siamo noi. Sono i paesi che fanno il Paese: la vera ricchezza è il luogo in cui si vive”.

Noi, tutti, siamo disposti e sentiamo il dovere di dimostrare coerentemente e concretamente il nostro impegno quotidiano per affermare la legalità nei nostri paesi. In questo angolo di paradiso naturale e paesaggistico, ricco di misticità e storia, qual’è il Gargano, attestiamo con sinceri sentimenti la solidarietà ai nostri cittadini, ai nostri amministratori che hanno subito il torto ingiusto di una lesione al diritto di libertà ed all’incolumità morale e fisica, personale o di loro cari.

Ricordiamo, ancora, oggi, l’esempio di una figura che rappresenta la lotta all’utilizzo delle risorse pubbliche da parte del sistema mafioso, attraverso lo sfruttamento esclusivo del territorio. Giuseppe Antoci, è un collega Presidente di un’area naturale protetta siciliana, che ha subito un agguato mafioso perché reo, per la mafia, di aver ficcato il naso nell’utilizzo dei fondi destinati allo sviluppo rurale della propria terra; utilizzo che, invece rappresentare un’opportunità per tutti, veniva destinato attraverso complesse operazioni finanziarie a vantaggio del sistema mafioso, caratterizzato dal controllo opprimente del territorio e garantito dalle truffe ingegnate da colletti bianchi, prestati al malaffare.

A dimostrazione della credibilità delle nostre posizioni, oggi non ci limitiamo ad esercizi accademici o prolusioni letterarie. Oggi ci presentiamo uniti di fronte a tutti Voi, per affermare quanto sia importante il vostro consenso per il nostro lavoro ed il vostro giudizio, anche critico, ma costruttivo. Attestiamo come positivo risultato il piano degli abbattimenti, il più importante per numero e consistenza delle opere abusive distrutte, di qualsiasi area protetta in Italia. Riconfermiamo la validità degli investimenti per continuare nella lotta al consumo improprio del territorio e delle sue risorse, attraverso progetti ed investimenti mirati alla conservazione ed alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico, naturale ed economico garganico. Vi chiediamo aiuto per monitorare e prestare, ognuno per i propri compiti, grande attenzione all'efficacia di tutte quelle opere finalizzate alla prevenzione del dissesto naturale od indotto da cattiva gestione delle risorse pubbliche o da interessi speculativi. Ribadiamo la necessità di continuare ad investire in processi culturali mirati ad aumentare la responsabilità sociale delle nuove generazioni, attraverso l’educazione ambientale ed il rapporto degli enti con il sistema scolastico, scientifico ed accademico. Ci impegniamo a realizzare e sostenere processi di sempre maggiore trasparenza nella gestione delle risorse economiche e finanziarie, garantendo il facile accesso alle informazioni a disposizione dei cittadini e dei portatori di interesse. Nel solco dei processi di coesione istituzionale e territoriale avviati, assicuriamo sempre maggior impegno per implementare la partecipazione alla discussione delle comunità.

Oggi si celebra anche la giornata internazionale delle foreste, come le nostre faggete vetuste garganiche, candidate per il riconoscimento a patrimonio dell'umanità come bene UNESCO, ed è immediatamente chiaro il nesso che lega la salvaguardia di questi immensi e straordinari polmoni verdi con l'affermazione del principio di legalità. Proteggere quel mondo vuol dire conservare la vita e la sua qualità con responsabilità sociale. E chissà poter smentire quel genio che risponde al nome di Einstein, quando sosteneva : “Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”.

 

 


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