Castelli Fortezze-Mura - Parco Nazionale del Gargano

Il Parco | Beni archeologici | Castelli Fortezze-Mura - Parco Nazionale del Gargano

BENI ARCHEOLOGICI

 

Castelli e fortezze

 

 

Apricena - Castello e Palazzo Baronale

Comune: Apricena
Modalità di fruizione: n.a.
Cronologia:

L’attuale palazzo baronale, fu eretto dal locale feudatario Scipione Brancia principe di Apricena, sulle rovine del castello federiciano semidistrutto dall’abbandono, dalle devastazioni e dal terremoto del 1627. Una bifora sul torrione cilindrico è con ogni probabilità, quanto rimane della costruzione federiciana. Il palazzo attuale, iniziato nel 1658, ha pianta quadrangolare e muratura scarpata fino ad un toro che scorre al livello del piano superiore, le cui pareti si elevano verticali. Nell’angolo nord-ovest è impostato un torrione rotondo. All’interno si estende un ampio cortile con cisterna nel mezzo. Gli ambienti esterni del lato orientale avevano l’ingresso verso la piazza. Il quarto lato è occupato dal giardino; l’unico ingresso che comunica con il cortile, detto comunemente il portone del Palazzo si apre al centro del lato orientale, è ad arco a tutto sesto circondato da una semplice profilatura di dura pietra locale. Alle stanze del piano alto si accede dal cortile tramite un’ampia scalinata scoperta.

 

Apricena - Castel Pagano

Comune: Apricena
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Castel Pagano è una rocca fortificata situata a sud-ovest del promontorio del Gargano, in località Coppe di Monte Castello (685 m slm) a circa 545 m slm, in una posizione strategica, che consente una visione meravigliosa verso i monti del Molise da una parte e su tutto il Tavoliere dall'altra. La data della sua costruzione è incerta, ma sembra aver avuto almeno due vite: sorto nella seconda metà dell’IX secolo, andò distrutto nel 1137 da Lotario III, per essere poi ricostruito e fortificato da Federico II, il quale lo affidò ad una guarnigione di fidi Saraceni, da cui potrebbe derivare la denominazione. si pensa possa essere antecedente persino alla costruzione di Apricena, quindi la seconda metà del IX secolo. In seguito il borgo fu feudo di Manfredi, figlio di Federico II e fondatore di Manfredonia, e più tardi fu devoluto ai re per diritto regio. Nel 1496 re Ferdinando lo donò a Ettore Pappacoda di Napoli che donò splendore a tutta la zona facendo erigere anche il Santuario di Stignano nel 1515; estinta tale famiglia, tornò al regio demanio. Il 10 marzo 1580 Antonio Brancia, da cui il prende il nome la località sottostante,  lo comperò da  Filippo II per 90mila ducati. Nel 1732 fu dei Mormile, poi lo comperò Don Garzia di Toledo e da questi, nel 1768, il Principe Cattaneo di Sannicandro. Sicuramente fu soggetto a diversi terremoti, testimoniati da documenti nei quali è narrata la vicenda del 1627 quando Apricena e dintorni subirono enormi danni. Il borgo fu abbandonato all'inizio del seicento gradualmente per il trasferimento degli abitanti ad Apricena, probabilmente a causa della gran penuria d'acqua ed in seguito il complesso fu soggetto allo sciacallaggio dei pastori locali che prelevarono le pietre della struttura per costruire i loro rifugi nella sottostante valle di Sant'Anna. Nei dintorni del castello vi sono innumerevoli anfratti e grotte, ricordiamo quella della Lia c.a. 200 mt., rifugio di briganti nel XIV° secolo. Nei dintorni sono stati trovati diversi reperti, alcuni anche antecedenti all'era medievale e nella ristrutturazione, sono rinvenuti resti umani quasi a testimoniare la presenza di un cimitero e di conseguenza a confermare la presenza del borgo. Attualmente i ruderi consistono in un lungo muro, alto non più di un metro e mezzo con due aperture che furono molto probabilmente due porte. Questo muro fa angolo a sinistra con un resto di fabbrica brevissimo, mentre a destra è unito con una possente torre circolare che non supera i cinque metri d’altezza. Da questa torre parte una muraglia continua lievemente scarpata a picco sulla valle sottostante. Un terzo muro chiude a sud il quadrilatero. In un angolo si erge il mastio, la torre maggiore a cinque facce, alta circa sei metri visibile dal Tavoliere delle Puglie.

 

Carpino - Castello

Comune: Carpino
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Dell’antico Castello con la sua imponente mole, che un tempo dominava il piccolo centro garganico, oggi, non rimane che l’antica torre con base piramidale quadrangolare sovrastata da una costruzione cilindrica. L’antica torre è affiancata ad abitazioni private, ricavate dal rimaneggiamento ripetuto nel corso dei secoli del Castello. La costruzione del Castello si deve ai Normanni, essi, infatti, tra il 1150 ed il 1160 estesero la loro dominazione su tutto il versante settentrionale del Gargano, per questo eressero dapprima il torrione come segno di possesso del territorio, a cui seguì la costruzione del Castello e del sistema murario a protezione del borgo. In seguito con gli Svevi, fu restaurato ed ampliato, accentuando la sua funzione difensiva. Dopo gli Svevi fu feudo dei Della Marra e dei Di Sangro di Torremaggiore. Gli ultimi feudatari furono i Brancaccio, come risulta da un lapide murata nell'ex chiesa del Purgatorio.

 

Ischitella - Castello

Comune: Ischitella
Modalità di fruizione: n.a.
Cronologia:

Il Castello d’Ischitella occupava l’area sulla quale ora sorge il palazzo Ventrella ed era posto a difesa della parte più debole del paese. In questa parte la cinta muraria era rafforzata da un fossato che in corrispondenza della porta di levante era scavalcato da un ponte levatoio. L’antico Castello è stato distrutto in seguito al terremoto del 1646.

 

Ischitella - Porta del rivelino

Comune: Ischitella
Modalità di fruizione: n.a.
Cronologia:

L’antico centro storico di Ischitella era cinto da una possente cinta muraria provvista di tre Porte. Ne esiste una quarta porta, non aperta nella cinta muraria, ma disposta in senso trasversale ad essa, ed è chiamata Porta del Rivellino.

 

Manfredonia - Castello

Comune: Manfredonia
Modalità di fruizione: n.a.
Cronologia: 1256

Il Castello è uno dei monumenti più antichi della città di Manfredonia. Situato sul mare, venne costruito a difesa della città. In origine il Castello si trovava in posizione esterna alla città, collegato tuttavia ad un angolo della cinta muraria a sviluppo rettangolare. Il castello è costituito da un nucleo centrale quadrilatero con quattro torri angolari di cui tre sono cilindriche ed una quadrata. All’interno ha un cortile centrale cui si affacciano gli ambienti disposti sui due lati Sud e Nord. Gli altri due, rivolti ad Est ed Ovest, sono chiusi da muraglie nelle quali si aprono le porte di comunicazione verso l’esterno. Alla sommità di queste muraglie sono ricavati i camminamenti per l’accesso agli ultimi piani delle torri. Questo complesso costituisce la parte più antica del castello e fu eretta da Manfredi nel 1256 allorchè questi pose mano alla fondazione di una nuova città, che da lui prese il nome, per ospitarvi gli scampati dalla distruzione Sipontina, causata dal terremoto del 1233. Gran parte della costruzione è stata affidata a mastro Giordano da Montesantangelo. Gli Angioini più tardi cinsero il nucleo più antico con una bastonatura esterna quadrangolare munita di torri cilindriche agli spigoli. Nel 1273 Carlo I d’Angiò fece costruire una nuova fortificazione interna, parallela alla prima, per l’accesso ai bastioni mediante una rampa. Un profondo fossato isolò dai quattro lati il castello cui si accedeva tramite un ponte levatoio. Il Castello ospitò carceri, ed officine cui si accedeva da una scala situata presso l’ingresso del Mastio. In seguito all’assedio del maresciallo Lautrec del 1528, i Francesi costruirono in puntone pentagonale dell’Annunziata o dell’Avanzata, rivolto ad ovest verso l’abitato, probabilmente al posto di una torre angioina forse distrutta da essi durante l’assedio. I motivi di tale intervento sono da imputare all’accresciuta potenza delle armi da fuoco, ma anche alla necessità di offrire al castello una idonea difesa contro ipotetici attacchi dalla città occupata dai nemici. In epoca borbonica il Castello passò dal regio demanio in dotazione dell’Orfanotrofio Militare di Napoli, che vi fece apportare numerose modifiche per adattarvi delle abitazioni onde ricavarne le rendite necessarie per l’Istituto. Dal 1901, anno di acquisto del Castello da parte del Comune di Manfredonia, fino agli anni ’60 il Castello segue una serie di manomissioni ed impropi restauri, nel 1968 lo donò allo Stato che ne fece un Museo Archeologico. Il Museo contiene reperti provenienti dall’antica Siponto, nonché le famose stele daune, simboli sepolcrali testimoni della civiltà dauna tra il VII e l’VIII secolo a.C.

 

Monte S.Angelo - Castello Svevo-Aragonese

Comune: Monte Sant Angelo
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Il Castello rappresenta uno dei monumenti storici più importati di Monte Sant’Angelo. Posizionato a 840 m s.l.m. nel punto più alto attorno al quale si è sviluppata successivamente la città, è stato probabilmente il nucleo primitivo dell’abitato, costituendo così un esempio di città castello. Il Castello ha una planimetria irregolare che ricorda una forma romboide, adattata alla piattaforma rocciosa, sulla quale sono state costruite le possenti opere: ponte levatoio, cinta muraria protetta da un fossato, magazzino, cisterne, forno, cucine, corpo di guarda, torrioni con feritorie e muri di difesa, salone di rappresentanza, appartamenti residenziali e dormitori per la servitù. La parte più antica è rappresentata dalla Torre dei Giganti alta 18 metri, con muratura spessa 3,70 metri, pentagona, irregolare, con lati di misure differenti. Le prime notizie storiche riguardo alla edificazione del castello riportano al tempo di Orso I (837-838), eletto vescovo di Benevento, sotto papa Gragorio IV. Orso I avrebbe costruito ex novo il castello, come si legge in un diploma del 979, dove il Principe Pandolfo conferma a Landolfo II, arcivescovo di Benevento, la chiesa di S. Michele << Simulque cum integro ipso castello>>. Con i Normanni il Castello divenne il centro di tutta l’organizzazione difensiva del Comitatus. Ma la sua importanza non si esauriva nella sola funzione militare, esso era sede amministrativa e giudiziaria di un esteso territorio, oltre che fortezza in caso di guerra. Tra le 18 città fortificate della Capitanata, nel periodo svevo, Monte Sant’Angelo, insieme a Lucera, era fra le più munite. E pertanto il suo castello era stato da Federico II, come risulta da un suo ordine del 1239, annoverato tra i “castra exempta”, ovvero privilegiati: il suo castellano doveva essere nominato ogni volta esclusivamente dall’imperatore. A questo periodo risalgono la torre dei Normanni e la sala del tesoro, larga 10 metri e lunga 11, con quattro volte a crociera e un pilastro centrale. Era questa la sala di rappresentanza del castello; attualmente è forse la meglio conservata. Seguirono gli Aragonesi, che tra il 1491 e 1493 rinforzarono il castello facendo costruire tre massicce torri circolari merlate poste agli estremi del lato Sud. Con il trascorrere dei secoli la vita del Castello si è andata sempre più riducendosi, fino ad arrivare al 1752 quando la custodia fu affidata a soli due sacerdoti e quattro guardiani.. Nel 1802, per volere di Ferdinando IV di Borbone, il maniero fu affidato al Cardinale Ruffo, e successivamente al principe di Sant’Antimo, il quale lo affitto ad alcuni caprai, che lo smantellarono e lo utilizzarono come ricettacolo per capre e pecore, finché lo stesso principe lo alienò al Comune di Monte Sant’Angelo nel 1888. Recenti studi e interventi di restauro hanno permesso, hanno permesso di rinvenire tracce di sepolture lungo il fossato della fortezza, databili intorno all’VIII-VII secolo a.C. che fanno ipotizzare la costruzione del Castello su di una preesistente necropoli dell’età del Ferro.  Successivamente il castello ha vissuto un totale abbandono, tanto che per lunghi periodi è stato utilizzato come ricettacolo per caprai e pastori

 1  2  3  4   6  9 12  14

 

 Peschici - Castello

Comune: Peschici
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Il Castello di Peschici rappresenta l’impianto attorno al quale sorse l’attuale borgo antico della cittadina di Peschici. L’imponente struttura è posizionata sulla rupe che si affaccia sul mare. La sua costruzione risalirebbe all’anno 970, quando i Bizantini fecero edificare dei centri fortificati in Capitanata. In epoca normanna, nell’anno 1150, il Conte Goffredo di Lesina nel feudo di Pesckizo aveva cinque militi. Nel periodo svevo il Castrum Pesquicii, fu riparato dagli abitanti di Canneto, Montenero (un casale presso Vico), Sfilzi e Rodi. Nel 1239, le fortificazioni di Termoli, Vieste e Peschici furono rase al suolo dai Veneziani, che il papa Gregorio IX armò contro lo scomunicato Federico II. Si racconta che l’Imperatore in persona, per riparare il danno e ringraziare queste città che avevano subito il danno pur di essergli fedeli, fece un sopralluogo “per disegnarvi di nuove”. Il Castello vanta, quindi, delle origini federiciane di tutto rispetto. Sotto gli Spagnoli, nel 1504, entrò nel sistema di difesa costiero contro il pericolo turco. E’ probabile che il recinto Baronale sia stato realizzato proprio allora. Il principe d’Ischitella, Emanuele Pinto, restaurò il Castello nel 1735, lo ricorda un’epigrafe situata all’ingresso del Recinto Baronale. Abbattimenti e modifiche investirono i piani superiori e gli ambienti di rappresentanza. I sotterranei e le segrete sono oggi visibili grazie al restauro eseguito dai proprietari, Domenico e Sergio Afferrante.

1  2  3

 

Rignano - Castello

Comune: Rignano Garganico
Modalità di fruizione: n.a.
Cronologia:

Dell’antico Castello di origine bizantina XI secolo, situato nel centro storico di Rignano Garganico, oggi non rimane che una torre cilindrica, posta all’angolo dell’omonimo palazzo Baronale di stile barocco, che nella prima metà del ?700 ha inglobato del tutto l’antico castello. In origine nel Castello agiva una guarnigione di soldati, che da questa favorevole posizione era in grado di seguire le mosse dei nemici e di intervenire.

 

 

San Giovanni - Resti della Cinta Muraria

Comune: San Giovanni Rotondo
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Le prime notizie storiche su San Giovanni Rotondo risalgono ad un diploma del 1095 con cui il Normanno conte Enrico conferma ad Alessandro, abate di San Giovanni in Lamis, i possedimenti assegnatigli tra cui il casale di S. Giovanni Rotondo. Nel 1220 Federico II, tolse San Giovanni Rotondo dalle dipendenze dell’Abbazia di San Giovanni in Lamis, e lo dichiarò casale di Regio Demanio. Per meglio difenderlo fece costruire una cinta muraria alta circa sette metri e spessa due. Rafforzo la cinta con la costruzione di quindici torri di altezza variabile dai quindici ai diciassette metri. Tre di queste torri sono tuttora esistenti. Una è di forma cilindrica, le altre sono invece tutte quadrangolari. Le numerose torri rimaste, trasformate in abitazioni e semisoffocate tra le case,i conservano a circa metà dell’altezza, feritoie e balestriere.  Il casale era provvisto di una gran torre, chiamata per le sue dimensioni impropriamente castello, che difendeva la porta maggiore, una delle quattro delle di accesso al casale. La più piccola di tutte attualmente distrutta, era la “Portella” esposta a levante. Quella di Ponente o del Lago fu demolita nel 1876. L’ultima è la porta presso la torre di Comuni o Porta di Suso esposta a Nord-Ovest di forma quadrangolare che mostra alla base il largo arco della porta d’ingresso.

 

Sannicandro - Castello Normanno-Svevo

Comune: Sannicandro Garganico
Modalità di fruizione: n.a.
Cronologia:

Il Castello è situato nella parte più alta dell’abitato, ha pianta quadrilatera con due torri rotonde negli angoli Est e Sud e due quadre in quelli di Nord ed Ovest. Pare sia stato costruito dai Della Mara, i locali feudatari, nel XV secolo su di un più antico maniero, attorno al quale nei secoli successivi, si era formato l’abitato. Da questi passò ai Piccolo, poi ai Di Sangro, ai Caroprese ed infine alla famiglia Cutaneo che lo mantenne fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità. Il Castello dopo il 1834 fu notevolmente rimaneggiato sia all’interno che all’esterno per trasformarlo in residenza gentilizia. Molto bella è la loggetta settecentesca, addossata ad un torrione che sovrasta la sola porta superstite di accesso all’antico borgo.

 

Serracapriola - Castello

Comune: Serracapriola
Modalità di fruizione: n.a.
Cronologia: 1015

Il Castello di Serracapriola è stato costruito in epoche diverse e presenta una struttura complessa e caratteristica. Per la sua imponenza venne tenuto in gran conto da Federico II, che ne fece uno degli elementi del suo sistema difensivo nell’asse Termoli-Serracapriola-Lucera. Ha pianta quadrangolare con torri cilindriche, di cui solo due sono visibili esternamente. Un’altra torre ottagonale dell’XI secolo costituisce la parte più antica della costruzione. Le torri sono decorate da archetti e beccatelli di origine lombarda. Il castello appartenne per lungo tempo ai Benedettini dell’abbazia di Tremiti. Divenne in seguito la dimora dei feudatari locali, passo agli Sforza, ai Guevara, ai Gonzaga, ai D’Avalos ed ai Maresca, i cui discendenti sono gli attuali proprietari.

 

Vico - Castello

Comune: Vico
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Il Castello di Vico occupa una posizione chiave nel sistema fortificato della bella cittadina garganica, per la sua posizione, infatti, domina l’accesso agli antichi quartieri della Civita e della Terra. La sua costruzione è fatta risalire tra  XI – XII sec. al periodo  Normanno, che gli diedero una forma austera idonea alla difesa del territorio, tormentato da continue incursioni. Il Castello ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche che ne hanno alterato e mutato l’aspetto architettonico originario. Sono rimaste inalterate le Torri situate ad est ed ovest (attuale Via Castello). Su quest’ultima è ben evidente una finestra che per tipologia è conosciuta come bifora normanna. L’attuale ingresso del Castello è rivolto a nord-ovest, mentre l’originale ingresso era situato su Piazza Fuori Porta. La corte presenta frontalmente due archi, sulla parete di sinistra un antico pozzo per la raccolta delle acque meteoriche e a fianco un piccolo ballatoio con due gradini che serviva ai soldati appesantiti dall’armatura e alle donne di salire a cavallo. Il Castello, era usato come abitazione dal feudatario di turno e dalla disposizione delle innumerevoli feritorie, vi doveva essere anche un adeguato contingente di soldati.  Il Castello è stato venduto all’asta dai Savoia nel 1868 dopo la conquista del meridione d’Italia per recuperare i soldi delle spedizioni militari. L’aspetto definitivo fu conferito al Castello nel XIV secolo, pur se non rimase esente da rimaneggiamenti successivi.

  1   2  4

 

Vico - Cinta Muraria

Comune: Vico
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Vico del Gargano è un'antichissima città  che possiede una duplice cinta muraria. La più interna pare risalga a prima del 1000. Il perimetro abbraccia i dossi di due colline limitrofe, la più esterna esterna delle quali domina la Valle dell'Asciatizzi che costituisce la via di accesso al mare. Le mura sono rafforzate da circa 22 torri circolari. Nel 1674 la città  fu saccheggiata dai turchi, nonostante risiedesse nelle mura un battaglione del vicerè comandato dal Marchese d'Astorga. Sotto Calvo III verso la metà  del XVIII secolo si instaurò un periodo di pace. In tale clima nel 1759 a Vico sorse l'Accademia degli eccitati che si occupava di risolvere i più difficili problemi scientifici di quel tempo.

 

  1  2

 

 

 

 

Vieste - Castello

Comune: Vieste
Modalità di fruizione:
Cronologia: n.a

Il Castello di Vieste è situato all’estremo Sud-Ovest dell’abitato alla sommità di uno sperone a strapiombo sul mare. Il complesso fortificato è a una pianta triangolare, guarnito, agli spigoli nord, est ed ovest, da altrettanti bastioni pentagonali. Le mura perimetrali della costruzione, alte più di tre piani, sono scarpate con forte angolazione in modo da presentare minor bersaglio al tiro diretto dei navigli assalitori. Sul prospetto nord-est il meglio conservato e più saldo è posizionata la porta principale, alla quale vi si accedeva un tempo, tramite un ponte levatoio. Il bastione nord-est è diviso in due piani occupati da due saloni con volte a cupola che sono in realtà casematte con le cannoniere rivolte verso il mare e la caratteristica apertura circolare al centro della cupola, quale sfiatatoio del fumo delle cannonate. L’interno del Castello è costituito da tre ali di fabbrica che circoscrivono un cortile triangolare. Dal cortile si sale sopra il bastione attraverso una rampa oggi a gradoni, in passato rotabile per facilitare il trasporto dei cannoni. Il materiale da costruzione è il tufo locale misto a pietra calcare. Tutta la costruzione, richiama per taluni l’architettura rinascimentale, quali gli archi sopra le finestre e sopra le porte. Secondo la storiografia locale il nucleo originario del Castello fu una regia fortezza costruita da Federico II di Hohenstaufen nel 1240, facente parte della catena di fortificazioni federiciane situate lungo la costa adriatica. Le parti dell’antica costruzione sveva furono incorporate e trasformate. Pare che per due volte il castello abbia ospitato l’Imperatore Federico II, nel settembre 1240 e nel gennaio 1250. Ma tutto l’attuale complesso difensivo fu fatto costruire nel 1537 dagli spagnoli al tempo del vicerè di Napoli Pietro da Toledo; fu poi restaurato ed ampliato dal vicerè Parafan de Rivera nel 1559. Nel 1840 il castello venne disattivato, con il conseguente ritiro delle truppe. Oggi il complesso fortificato è sede di un distaccamento della Marina Militare.

 

 

Pubblicato il 
Aggiornato il 
Risultato (4402 valutazioni)