Dattero bianco

Dattero bianco – Pholas dactylus, Linnao, 1758

Comune: Parco
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Mollusco protetto che scava gallerie nel legno o nel fango, grazie ad un movimento rotatorio delle due valve. Le due valve inoltre non coprono interamente il corpo del mollusco, che quindi deve costruire due valve supplementari per coprire la parte posteriore. Dimensioni di 9cm. Comune.

Questa conchiglia grande e leggera è del tutto caratteristica; si distingue facilmente da Barnea candida per le dimensioni superiori e per l’estremità anteriore ristretta. La superficie esterna presenta marcate strie di accrescimento nonché, nella zona anteriore, numerose e fitte costole radiali che,incrociando le strie tangenziali, formano piccoli noduli appuntiti. All’interno si nota la linea palleale provvista di un ampio seno, che lascia al di fuori l’intera metà posteriore della conchiglia.

Sotto l’umbone sporge una grossa apofisi più larga di quella della Barnea candida; questo particolare, però, non sempre si conserva nelle valve spiaggiate. All’esterno l’umbone è avvolto da un ripiegamento della conchiglia che rimane sollevato e collegato alla superficie sottostante da una serie di setti: il complesso è molto singolare.

È bene puntualizzare come questa conchiglia sia priva di cerniera, e né l’apofisi, né l’estroflessione ripiegata sull’umbone siano avvicinabili a denti che si ingranino fra le due valve. Il nome specifico è quello con cui questi molluschi erano chiamati già dai romani, che li conoscevano e ne apprezzavano le carni, come viene attestato da Plinio. (Naturalis Historia, IX, 87).

La proprietà di emettere luce si riscontra in questi molluschi, anche se questa esperienza è ovviamente al di fuori della portata di chi ne raccoglie la conchiglia spiaggiata. Questa specie, che vive in fori da essa stessa scavati nella roccia, trova nella nostra zona un adeguato substrato nelle scoglierei (vedi le aree nel Golfo di Manfredonia): la grande diffusione di queste consente di rinvenire sulle nostre spiagge le valve di Pholas con una certa facilità, sempre però sciolte, poiché manca un legamento che le conservi unite anche dopo la morte dell’animale.

Protetto dalla direttiva Habitat, Dir. 92/43 CEE 21.05.92, secondo ‘annesso II di ASPIM e secondo l’allegato II di Berna (L. 503, 5.10.81, L. 175, 27.05.99)

Dattero di mare – Lithophaga lithophaga (Linnaeus, 1758)

Comune: Isole Tremiti
Modalità di fruizione:
Cronologia:

E’ un bivalve mitilide di dimensioni dai 50 agli 80 mm in lunghezza, occasionalmente anche fino ai 110 mm, ma ad accrescimento lentissimo (mediamente 50 mm in 20 anni). Ha conchiglia allungata, caratteristica nella forma, estremità arrotondate e superficie con sottili striature concentriche. La conchiglia è bianca e ed il rivestimento corneo esterno della conchiglia è di un bruno caratteristico.

Vive nei substrati duri rappresentati per lo più da rocce calcaree dalla zona di marea fino a circa 100 m di profondità, ma con densità maggiori nei primi metri. Crea la cavità dove si insedia secernendo un acido corrosivo e si nutre di particelle organiche in sospensione filtrandole attraverso il sifone.

Il periodo riproduttivo inizia in luglio-agosto e si prolunga fino alla fine dell’estate. La fecondazione è esterna e i gameti vengono liberati nell’acqua; si sviluppa una larva ciliata, veliger, che conduce vita libera fino a settembre o al massimo a novembre quando si fissa al substrato e poi si sviluppa in adulto. E’ specie soprattutto minacciata dalla raccolta incontrollata a scopi culinari. Inoltre in ragione della suo insediamento all’interno delle rocce, la sua estrazione quasi sempre comporta la distruzione dei substrati rocciosi e conseguentemente della comunità bentonica.

Tale pratica ha portato l’estinzione locale di alcune popolazioni e la regressione delle comunità associate ai fondi rocciosi. Nonostante la pesca ai Datteri di mare sia vietata dalla legge, una sorta di mercato ittico clandestino in cui questi molluschi vengono venduti a peso d’oro a incoscienti acquirenti, spinge numerosi pescatori di frodo a distruggere sistematicamente le scogliere impoverendo così i nostri mari.

Questa situazione ha assunto negli ultimi anni dimensioni drammatiche e preoccupanti in quanto i pescatori per estrarre i Datteri dalle rocce non usano più martello e scalpello, ma si avvalgono addirittura di martelli pneumatici subacquei. Un lavoro criminale ed incessante che in breve tempo sta devastando i nosti fondali. E’ diffusa in tutte le coste del Parco anche se, soprattutto su quelle garganiche è stato pesantemente sfruttata.

Protetto dalla direttiva Habitat, Dir. 92/43 CEE 21.05.92, secondo ‘annesso II di ASPIM e secondo l’allegato II di Berna (L. 503, 5.10.81, L. 175, 27.05.99).

Dentice – Dentex dentex (Linneo, 1758)

Comune: Isole Tremiti
Modalità di fruizione:
Cronologia:

Dentex dentex, conosciuto comunemente come dentice è un pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia degli Sparidae. La forma del corpo è ovale ed è quella caratteristica del genere. La bocca è ampia, situata nella parte inferiore e terminale del muso, ed è munita di numerosi denti acuti di differente grandezza, di cui quattro superiormente e quattro inferiormente notevolmente più grandi e caniniformi.

La colorazione negli esemplari piccoli e medi è fondamentalmente azzurra nel dorso, diviene argentata sui fianchi e bianca nella parte ventrale. Vi sono anche macchie più scure e riflessi violacei, rosati e azzurro metallico che spariscono dopo la morte. Le pinne pettorali sono rossastre. I grossi esemplari hanno invece una colorazione generale rossastra vinosa.

E’ ad abitudini costiere ed è molto aggressivo; si riunisce in gruppi composti di esemplari della stessa taglia, ma più spesso è solitario o a coppie. Abita sui fondali scogliosi della platea continentale fino a circa 200 metri di profondità. In primavera si avvicina alla costa, in inverno guadagna maggiori profondità.

Durante il giorno è sempre in movimento La riproduzione avviene verso la primavera avanzata. Si nutre di pesce azzurro (sarde, alici), triglie, e di molluschi cefalopodi. Si pesca sui fondi rocciosi e sulle secche coralline con la traina sia con esca finta, sia con cucchiaino, sia con esca naturale. Con i palangari innescati con sarde e con polpi e calamari viene catturato in genere su fondali da 15 a 30 metri. Capita nei tramagli e con la rete a strascico.

Raggiunge nelle acque italiane una lunghezza superiore al metro e oltre i 12 chili di peso. Vive in tutto il Mediterraneo. Preda molto ambita dai pescatori sportivi. E’ pescato col metodo della pesca a traina col vivo, con la tecnica del vertical Jigging e dai sub, per i quali è uno dei pesci più difficili e ricercati. Commercialmente, invece, viene pescato con le reti. La sua carne, magra e saporita, è piuttosto pregiata.

In Italia la maggior parte del Dentice commercializzato è originario delle coste atlantiche africane ed appartiene ad altre specie come Dentex macrophthalmus e Dentex gibbosus. Negli ultimi anni si sta tentando di allevarlo in acquacoltura con scarsi risultati.

Diplodus sp, Sarago

Comune: Isole Tremiti
Modalità di fruizione:
Cronologia:

I saraghi (Diplodus Rafinesque, 1810) sono un genere di pesci appartenente alla famiglia Sparidae. Si riconoscono facilmente per la colorazione grigio-argentea e la macchia nera presente sul peduncolo caudale, caratteristiche queste comuni a tutte le specie di saraghi. E’ una pesce comune nei nostri mari che si incontra un po’ dappertutto: su fondali rocciosi con sabbia o praterie di posidonie, sia in profondità che in superficie.

Tutti i saraghi hanno caratteristiche simili e ben definite: corpo rotondeggiante, robusto e compresso lateralmente, squame argentee, testa di media grandezza, bocca piccola e denti incisivi molto sviluppati. La coda e’ robusta e grande, e in quasi tutte le specie presenta il margine nero. In tutte le specie e’ presente una macchia o banda nera sul peduncolo caudale. Il Sarago Comune (Diplodus vulgaris) e’ anche conosciuto col nome di S. Fasciato o S. Testanera.

Raggiunge i 35 cm e il peso di 700 grammi ma in genere lo incontreremo tra i 2 e i 20 cm. Il corpo e’ argenteo con bande dorate longitudinali piu’ o meno evidenti sui lati del corpo. Due fasce nere molto visibili, una in testa ed una sul peduncolo caudale, caratterizzano la specie, rendendola inconfondibile. Il Sarago Maggiore (Diplodus sargus), detto anche S. Reale, e’ la specie piu’ diffusa in assoluto, abbondante su qualsiasi fondale, sabbioso e roccioso, del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale. Puo’ raggiungere i 40 cm e i 2 Kg. Il corpo argenteo e’ solcato da fasce scure e sottili trasversali.

La parte superiore del corpo e’ verdastra ed e’ sempre presente una macchia nera sul peduncolo caudale. Il Sarago Pizzuto (Diplodus puntazzo) e’ molto simile al precedente e se ne distingue per il profilo del muso molto piu’ allungato. Lo Sparaglione (Diplodus annularis) e’ il rappresentante piu’ piccolo della famiglia. Ha il corpo generalmente dorato, le pinne tendenti al giallo ed ha la solita macchia nera sull’attaccatura della coda molto comune.

Il Sarago Faraone (Diplodus cervinus) e’ il piu’ grande dei saraghi, superando i 4 Kg di peso. E’ un pesce raro in Italia, ma di facile incontro nell’Atlantico. Ha 4 o 5 larghe bande nere che gli fasciano il corpo, ed il profilo abbastanza simile al S. Pizzuto. Sono pesci forti e robusti, mediamente territoriali, che vivono in branchi piu’ o meno numerosi, colonizzando le tane piu’ ampie nei fondali rocciosi.

La presenza dei saraghi sui fondali sabbiosi implica sempre la vicinanza di scogli o di barriere frangiflutto. Quando le condizioni di tranquillità ambientale lo consentono, nella ricerca di cibo (la principale risorsa sono i ricci che vengono triturati con un idoneo apparato dentario) frequentano la fascia prossima alla battigia, avvicinandosi notevolmente alla superficie.

Ne è una riprova la presenza predominante di resti di sarago accertata nell’alimentazione del falco pescatore (Pandion haliaetus), che cattura i pesci artigliandoli al volo senza tuffarsi.

Ultimo aggiornamento

23 Maggio 2023, 12:30