Parco Nazionale del Gargano

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Il Tartufo: una risorsa naturale del Gargano

[imgdx]maggio2003_tartufo.jpg[/imgdx] Alimento prelibato e ricercatissimo il tartufo, nobile fungo, ben si coniuga con le altre risorse naturali del Gargano; infatti trattasi di un prodotto spontaneo espressione di un ambiente sano ed equilibrato in stretto rapporto con il territorio.
I tartufi appartengono alla classe degli Ascorniceti (le spore sono contenute in appositi involucri detti aschi), all’ordine Tuberales, alla famiglia Tuberaceae ed al genere Tuber, poiché la loro forma ricorda quella di un tubero.
Esso è un fungo ipogeo (sotterraneo) dall’apparato vegetativo costituito da lunghissimi filamenti che prendono il nome di ife che, intrecciandosi fra di loro, danno vita ad un sottile reticolo chiamato micelio; il tartufo è il corpo fruttifero (carpoforo) di questo micelio, chiamato così perché al suo interno si trovano spore che sono gli organi riproduttivi della specie.
I tartufi sono funghi micorrizici perché formati dal micelio di un fungo e dalla radichetta di una pianta superiore. Tra i due organismi si instaura una mutualistica simbiosi, associazione di reciproco vantaggio: il fungo, non essendo in grado di sintetizzare gli zuccheri, gli acidi organici e gli amminoacidi prodotti dalla pianta, ne utilizza una parte mentre la pianta si serve dell’acqua e dei sali minerali che il fungo assume dal terreno circostante.
La Comunità Montana del Gargano ha promosso un’indagine conoscitiva sull’intero territorio garganico nel 1994 ed ha individuato 13 stazioni tartuficole: località Manatecco (agro di Peschici); località Sfilzi (agro di Vico del Gargano); tre zone in località Umbra (agro di Monte SanAngelo); località Tavolone (agro di Monte Sant’Angelo); due zone in località Torre Palermo (agro di Monte Sant’Angelo); due zone in località Coppa dei Prigionieri (agro di Monte Sant’Angelo); località Petassa (agro di Peschici)e due zone in località Isola Varano (agro di Cagnano Varano).
In Europa esistono circa trenta varietà di tartufi commestibili; nel comprensorio garganico, durante l’indagine effettuata dalla Comunità Montana del Gargano, sono state reperite le seguenti specie: Tuber aestivum Vitt. (Tartufo estivo o Scorzone), Tuber uncinatum Chatin (Tartufo uncinato), Tuber mesentericum Vitt. (Tartufo nero ordinario, Tartufo mesenterico o Tartufo nero di Bagnoli), Tuber albidum Pico (Tartufo bianchetto o Marzuolo), Tuber excavatum Vitt. (Tartufo di legno).
Nelle suddette 13 stazioni tartufigene si è ritenuto opportuno effettuare prelievi di terreno che, successivamente, sono stati sottoposti ad analisi chimico-fisiche.
Il tartufo, in genere, alligna in terreni argillosi-calcarei; se si escludono i due campioni di Isola Varano, in quanto assolutamente non confrontabili con gli altri per le peculiari caratteristiche del terreno del litorale sabbioso, le analisi condotte nelle altre stazioni tartufigene garganiche hanno dato come risultato alcune caratteristiche comuni: il colore bruno della terra, la tessitura di tipo franco-sabbioso, valori di pH che si attestano mediamente nella neutralità, una certa povertà in contenuto calcareo, elevati livelli di fertilità per quanto riguarda la sostanza organica, l’azoto totale, il fosforo assimilabile ed il potassio scambiabile.
E’ ipotizzabile una relazione tra gli andamenti termopluviometrici zonali e la presenza di tartufi eduli; infatti su medie trentennali i diagrammi termoudometrici confermano il peculiare contesto ecologico ed ambientale della Foresta Umbra dimostratasi, con l’Isola Varano, la zona tartufigena garganica per eccellenza.
Se poi si tengono presenti le relazioni tra le specie di tartufi presenti sul Gargano e la loro pianta simbionte, bisogna affermare che nessuna specie forestale sembra essere simbionte specifica per una determinata e sola specie di tartufo, poiché ogni fungo tuberale, in natura, contrae la simbiosi micorrizica con numerose specie arboree ed arbustive.
Di solito in terreni collinari con buona pietrosità o in suoli forestali tipicamente montani, le diverse specie di tartufi neri si trovano in simbiosi con il Cerro, con il Carpino Nero o con il Nocciolo, mentre nelle zone di bassa collina o litoranee, dove prevalgono terreni argillosi o sabbiosi, il tartufo bianchetto trova il suo habitat ideale in simbiosi con Roverella, Leccio, Pino d’Alleppo e Cisti.
In conclusione, le diverse specie del genere Tuber nel Gargano si sviluppano in terreni di buona fertilità per dotazione di macroelementi, ma di scarsa attitudine agricola.
E’ utile ricordare che le norme relative alla raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo sono regolate dalla Legge Quadro nazionale n. 752 del 16/12/1985; nei boschi e nei terreni non coltivati la raccolta dei tartufi è libera mentre quella dei tartufi che si producono nelle tartufaie “controllate” ed in quelle “coltivate” appartiene ai conduttori o ai proprietari.
 
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