Diario di Campo Volontariato - 19/23 Aprile 2003
[imgdx]maggio2003_volontari.jpg[/imgdx] Diario di campo: ore 12.00, terzo giorno di lavoro.
Pioggerellina sugli occhi, l’unica parte del corpo lasciata scoperta dai nostri K-way, sacchi alla mano, ci troviamo a pulire Cala Tramontana.
Ho le vertigini e sto in un punto più tranquillo, faccio la mia solita raccolta di precisione (tappi di bottiglia, pezzi di polistirolo, carte di caramelle, pezzi di vetro, reti da pesca, etc) ed a farmi compagnia Masha, di dieci anni più giovane di me, che mi aiuta a scendere tra le rocce scoscese della caletta. Intanto ci passano davanti Tullio e Stefano “i volontari no limits” con in mano due sacchi neri a testa e mi chiedo: “ ma come fanno a camminare qui con tanta leggerezza?”. La responsabile del gruppo, Mariangela, è andata a recuperare altri sacchi perché abbiamo riempiti già 35 in tre ore! Oggi c’è proprio da lavorare!
Più in alto ci sono gli altri, marco, Antonello, Frank, francesco, Azzurra e Corinna che stanno raccogliendo altro materiale: ruote, bombole del gas, tubi di gomma, reti, lattine etc…C’è Francesco che ha trovato e raccolto una corda lunga e pesante, la mette in un sacco già pieno appesantendolo a tal punto da farlo cadere. E tutti gli altri a ridere!!Tra un po’ finiamo, siamo stremati ma contenti…Anche oggi abbiamo fatto un buon lavoro.
Mi sembra di rivederci: 12 ragazzi, bandiere gialle in spalla, tanti sacchi neri, a chiederci cosa stessero pensando di noi i turisti e gli abitanti del luogo vedendoci in azione.
La speranza era quella di non lavorare invano, di sensibilizzare le coscienze di quanti erano lì a chiedersi di noi, di cosa volessimo rappresentare, di cosa volessimo insegnare. I soliti ambientalisti, che armati di guanti e buona volontà, ripulivano i sentieri, la pineta e le spiagge…. Forse per qualcuno magari perdevamo anche tempo!
No, non siamo bravi ragazzi: perché dare agli altri un motivo per ammirarci o per congratularsi? Perché pensare che siamo speciali quando sporchi di catrame raccogliamo qualsiasi genere di rifiuto? Non era questa la nostra idea. Noi siamo come gli altri, con il nostro lavoro in città, con i nostri pensieri e problemi e chi ci vedeva , magari, poteva identificarsi in noi, sentirsi allo stesso tempo colpevole ma utile, perché l’uomo può distruggere la propria terra, ma può anche ridarle dignità e bellezza, armonia e d emozione, amore.
Quanto siamo stati grati al Parco del Gargano e a Legambiente di essere qui a poter godere di questa magia… la luna che si riflette rosa sull’acqua, l’isola di San Nicola, il canto delle berte, il rumore del mare urlante di silenzi,di riflessioni, di pace.
La fortuna dell’uomo è anche la sua maledizione, l’imbarazzo di non provare più emozioni per le meraviglie della nostra terra, di non saperle vivere, di non saperle ringraziare.
Ma la terra è anche il nostro destino, è quello che c’è stato donato dai nostri padri ed è quello che lasceremo ai nostri figli.
Cosa può ricordarcelo? Le sensazioni che abbiamo vissuto in questi giorni, quando cercavamo di ridare ciò che era stato scioccamente tolto a questi luoghi: la loro semplice bellezza. Una sensazione di speranza, tipica degli attimi di felicità che ci sorprendono con tanta parsimonia nell’arco della nostra vita.
Noemi Mendolicchio
Circolo Gaia Legambiente